
UNA “PORCATA” ANCHE PER IL PARLAMENTO EUROPEO?
NO GRAZIE.
Il consigliere Luigi Ricca scrive al Riformista
Egregio Direttore,
ricordando lo spazio dato da Il Riformista al dibattito attorno alla Costituente per il Partito Socialista, sono a chiederLe attenzione per la nuova “porcata”, questa volta con consenso “bipartisan”, annunciata dall’on Franceschini.
Mi riferisco alla presunta opportunità di cambiare la legge elettorale per le elezioni della delegazione italiana al Parlamento europeo. E’ quanto meno sorprendente che, dopo avere concordemente affermato che la priorità post-elettorale sarebbe stata quella di cambiare la legge elettorale nazionale, adesso questa urgenza sembri scemare e venga invece avanti una proposta di sostanziale equiparazione alla stessa di quella vigente per l’Europa. Infatti, si parla di introdurre anche qui una soglia di sbarramento e di ridurre la dimensione interregionale delle circoscrizioni elettorali. In tal modo, si dice, si eviterebbe l’eccessivo frazionamento ora garantito da un sistema elettorale proporzionale e le candidature si muoverebbero su aree a base solo regionale e perciò più adatte a essere rappresentative delle esigenze locali. Ma il problema del frazionamento non si pone nel Parlamento Europeo, dove tutti i partiti, anche i più piccoli, debbono necessariamente confluire nei pochi grandi gruppi espressione delle grandi famiglie politiche europee (socialdemocratici, popolari-conservatori, liberaldemocratici, sinistra radicale, verdi e minoranze linguistico-nazionali). Caso mai, a frazionarsi, potrebbe essere la delegazione del Pd: una parte nel PSE, un’altra con il PPE?
La scelta di assicurare l’ingresso in Europa anche alle formazioni più piccole rispondeva all’esigenza di garantire la massima rappresentatività di tutte le tradizioni politiche e ideali della nazione, che avrebbero così trovato in Europa la loro casa comune.
Il fatto poi che il proporzionalismo pieno sia inserito, con l’attuale legge, in circoscrizioni interregionali ampie costituisce appunto, in un’ottica europea, un’efficace antidoto alla dispersione iperlocalistica.
Si ha piuttosto la sgradevole impressione che la proposta vagheggiata miri invece a imporre, anche per l’Europa, quel bipartitismo ”coatto” che ha spazzato via partiti e tradizioni politiche sino ad ora sempre presenti nel Parlamento nazionale, deformando la rappresentatività democratica del voto già nel Parlamento nazionale.
A Veltroni dà certamente fastidio l’esistenza fisica di un Partito Socialista, perché ricorda al Partito democratico che loro non sono socialisti e forse non lo diventeranno mai, incapaci di scegliere dove stare. Oggi non certamente nel PSE. E quindi il simbolo socialista, in Italia, è da eliminare anche per il palcoscenico europeo. Ed in questo modo cercare di fare risultato come Pd, salvare se stesso, le sue scelte sbagliate, rincorrendo solo il successo personale che ne salvi la posizione dominante, senza pensare all’interesse più generale della sinistra riformista e ad un percorso di ripensamento dei rapporti interni a quell’area. Invece non solo si accetta, ma si sostiene lo stesso modello culturale di Berlusconi, una sorta di presidenzialismo senza regole e senza partiti.
E infine si vuole eliminare anche per l’Europa il voto di preferenza che si dovrebbe invece reintrodurre a livello nazionale, correggendo la legge attuale: liste bloccate! Questo sì un contributo essenziale a costruire la “casta”, richiamando costumi politici che si pensavano ormai consegnati all’infausta storia dei regimi fascisti o comunisti.
In conclusione, sull’onda di un bipartitismo forzato, sin dalle prime mosse tentato da pratiche consociative e collusive in danno delle superstiti opposizioni “esterne”, si tenta di riprodurre quella esclusione anche in sede europea, con la grave conseguenza di imporre una drastica limitazione ai diritti democratici fondamentali di tutti gli italiani.
Sergio Luigi Ricca
Consigliere regionale Socialista del Piemonte